Impossibile fermare le onde: infinitamente si dondolano sospirano viaggiano corrono urlano.
Impossibile vivere il momento, semplicemente perché il momento non esiste: ogni attimo include quello passato e quello che verrà appena dopo.
Come onde viviamo in un flusso continuo: si vive NEL moVImento.
Non siamo eterni, però siamo fatti di eternità.
La stessa eternità di cui sono fatte le parole, le immagini, la musica.

Fragile Natura, hai le labbra cucite


Fragile Natura, hai le labbra cucite
e non so se c'è un modo per toglierti i punti.
Mute le tue ferite, eppure suoni
questo disco sempre uguale e sempre diverso
che gira all'infinito.
Dirige l'orchestra il maestro Vento
in questo concerto che trascina via con sé
la polvere e le paure,
le foglie morenti e le persone.
E noi, platea colma di fiori,
col sole che ci versa fiumi di luce in bocca,
danziamo sfrenati e senza sosta
seguendo il ritmo scandito dal cuore.
Zuppi di rugiada, avvinghiati gli uni agli altri,
passiamo una vita a stare in equilibrio
sul nostro stelo che vibra d'amore...
Finché la notte non ci coglie ubriachi,
a sorreggerci a vicenda, ad aiutarci
a non cadere nel silenzio della terra.

La notte s'affaccia dal ponte


La notte s'affaccia dal ponte
non sa se buttarsi o restare
sospesa
a guardare i rami spalancare le fauci
e le foglie bagnate divorare
la luna
che si spoglia delle nuvole
e strizza l'occhio alla sorella, quando rimane
nuda

Pigeon on the Moon


Un piccione sulla Luna:
se ci pensi puoi vederlo
come un uomo sulla Terra:
e in effetti, fa lo stesso.

Solo sta con la sua ombra,
punto nero guarda Altrove 
domandandosi in eterno
"perché mai mi trovo qui"?

Tale è l'uomo, questo Nulla
con i piedi saldi a terra
ma anche un paio d'ali agli occhi
per volare sulla Luna.

CONOSCO UN UOMO



CONOSCO UN UOMO

Conosco un uomo che, fino a un certo punto, vive la propria vita senza guardarsi avanti, né indietro, senza porsi troppe domande o fare grossi progetti, pensando che tutto pian piano verrà da sé, e che per tutti c'è il tempo necessario per fare ciò che si vuole.
Poi arriva un momento, in cui l'uomo si ferma, e come uscendo da se stesso, si guarda dall'alto, nell'insieme, in un'unità di spazio e tempo, che è come a dire, osserva la propria vita intera.
E si rende conto che ha sbagliato tutto, che non ha ottenuto ciò che voleva, che non è diventato ciò che desiderava. Che deve correre per recuperare il tempo perduto, per fare in uno, due, tre anni, quello che si fa in decenni, o peggio, che non si raggiunge nemmeno in una vita. Che il nastro non si può riavvolgere. E avanti a lui? Un vuoto.
Vivere è fare tentativi. E allora non siamo altro che gli errori che abbiamo commesso e le prove che non siamo riusciti a superare, nuotando in un mare che ondeggia tra illusioni e disinganni, speranze e delusioni. Una vita da dipingere ogni giorno nella tela del tempo a noi concesso: quando sarà finita, sarà un'opera alla Pollock, piena di "macchie", ma di colori diversi, creata in modo non premeditato, ma proprio nell'assenza di armonia si ritrova l'armonia; una vita che coincide con un brano musicale, senza strofe o ritornelli, senza logiche o schema: ogni nota che si aggiunge, compone il flusso della nostra esistenza, come l'insieme dei tasselli del codice genetico compone il DNA.
Infiniti DNA, ognuno diverso dall'altro, infinite opere d'arte...
Dagli errori si può imparare, ma poiché ci è stato concesso un solo tentativo per vivere, certi sbagli non si possono riparare. Nessuna vita precedente ci ha insegnato quali sono le scelte giuste e quali quelle sbagliate, le decisioni che prendiamo sono come il lancio di un dado. Il quale è uno, ma ha tante facce, e solo cambiando prospettiva ti accorgi di come cambia tutto l'esito della partita.
La differenza sta nel decidere se competere o giocare. Forse vince "meglio" chi riesce a fare entrambi insieme.

CHE COSA SONO LE NUVOLE?







Che cosa sono le nuvole?

Come morto galleggio sull’erba,
mentre i miei occhi come gabbiani
si librano in aria, e ancora più su,
sino a tuffarsi nel limpido cielo,
oceano senz’onde, invaso da flotte
di multiformi velieri silenti:
m’insegnan la vita, le amiche spumose,
che scorrono leste sulla cinepresa
del mio sguardo perso nel suo folle volo.
Viandanti impazienti di andare lontano,
e di fare largo alle nuove arrivate
che attendono in fila laggiù all’orizzonte,
sono le ombre degli esseri umani,
nati per prendere il posto dei morti,
morti per dare più spazio ai neo-nati.
Questo lo scarto fra il cielo e la terra:
che mentre le nuvole navigan sempre,
l’uomo alla fine è costretto all’approdo.