Impossibile fermare le onde: infinitamente si dondolano sospirano viaggiano corrono urlano.
Impossibile vivere il momento, semplicemente perché il momento non esiste: ogni attimo include quello passato e quello che verrà appena dopo.
Come onde viviamo in un flusso continuo: si vive NEL moVImento.
Non siamo eterni, però siamo fatti di eternità.
La stessa eternità di cui sono fatte le parole, le immagini, la musica.

15/11/14 - 29/12/14, A SPASSO CON DIONISO




Me, qui sulla soglia.
Si spalanca la porta, pronta e senza voce:
esco dalla stanza buia,
per immergermi in un lago di luce.

Liberata dall'insano amore per l’Altro,
la forza d’animo è ciò che mi resta.
È ora un’energia: la mia,
che arresta e alimenta la mia tempesta.

Il treno che mi portava
diventa ora mongolfiera, barca, giostra:
mi muovo tra cielo, onde e sogno,
come in un gioco, le cui regole nessuno fissa.

Finalmente sono Altrove
e passo notti senza sonno e senza paure.
Con altri naufraghi mi ritrovo in ogni dove,
non più sola ad assaggiare emozioni pure.

Rintocchi continui,
din don dan nella mia testa,
abbagli improvvisi
a scandire la baccana festa.

Pericoli furtivi,
amore e morte fanno a ressa
per arrivare primi
al gran finale della dionisiaca festa.

30/09/14 - 10/10/14, TRITTICO INSTABILE

30/09/14, ATTESA



La poesia si nasconde
nelle valli infossate tra soffici colline,
nel silenzio di un pomeriggio ventilato di settembre,
nel tramonto di un orizzonte che non ha mai fine.

Il dubbio non contempla scambi di parole,
ma solo complicità rassegnata,
e segreta attesa di un futuro più chiaro.

Arriveranno tempi migliori, so che è una fase...
E, nonostante ciò, sento la sua potenza,
il suo essere in fieri, nascosto
nella rassegnazione e nell'impotenza
di una luce, rasente le pareti di una stanza,
che stenta a farsi largo, ma tutto invadrà, 
a poco a poco.


04/10/14, QUIETE



  La quiete dopo la tempesta...
la sento ora, effimera,
ma sbuca fuori,
come un fiore che spunta coraggioso
dall'erba stremata dalla pioggia.
Una risata improvvisa,
insulsa, ma quantomai meravigliosa,
e contagiosa.
Piccoli sprazzi di colore,
nel biancore malato
del tormentato piattume quotidiano.
Una musica tempestata
di vibrazioni danzerine.
Un batticuore, un flusso un fuoco un amplesso.

Piccola liberazione dal mal di vivere...


10/10/14, NEBBIA SUL BARATRO




 Come Orfeo,
troppo presto raggiante di vittoria,
l'anima sua Euridice allontana per sempre da sé
col suo solo sguardo innamorato,
così la mia illusione di gioia possibile 
si fa più distante,
più piccola e sfocata la intravedo
tra le fessure di una nebbia che attanaglia il cielo.

Eppure, cavalieri correranno su cavalli alati
e armati di spade, squarceranno il velo,
in cerca di un Elisir di lunga vita...

Sogni appesi a un filo
direttamente pendenti dal cielo
e sospeso nel vuoto di un precipizio
cosparso di ortiche e spine di rose appassite.


16/09/14, LA PRIGIONE





Ipersenziente della negatività.
Scriverò del paradiso, del miele e della luce...
Ma ora la mente si è impossessata di me,
e non ho altri con cui parlare.

Sfrutto la Nausea per raccontare,
la solitudine per indagare la vita,
l'apatia per amarmi di più.

Ho bisogno di un mondo piccolo
per accogliere l'universo che serve alla mia mente.

Curo la mia fragilità...

Amore è ciò che mi muove,
sono marionetta tra le sue agili dita.
Così come mi spezza, mi ricostruisce,
quando vuole.

A che servi, corpo?
A mascherare ciò che non si deve vedere,
a far dimenticare che dentro il legno
c'è un emozione.

13/09/14, USCITA DAL LIMBO




Sessanta giorni di limbo sono conclusi.
La giostra riparte.

Il treno mi ritraghetta sulla via della libertà,
lì mi lascerà, sola come una sbandata,
e di nuovo ripartirò in cerca di me.

Porto con me, come talismano,
un bauletto di ricordi,
immagini, ammonizioni e lezioni di vita.

Porto dentro mio padre,
che mi ha preso e salvato sull'orlo del vuoto.
Ho addosso il suo abbraccio,
calda coperta che mi protegge dal gelo d'Inverno.
Vedo la porta che si apre di luce,
nel momento in cui il buio era lì per risucchiarmi.
Sento le sue attese parole,
poche son bastate a placare
la tempesta di caos della mia mente.
Ricordo quelle lacrime,
così mie, così godute, così pulite
da togliermi ogni male dal viso.

Un ritorno indietro nel tempo,
come la vista degli orologi ritrovati:
ma la loro usura
e le lancette ferme
mi hanno ricordato che
il tempo mi consuma,
e la mia mente rimane inerme.

Mia madre,
anche lei bloccata nel suo corpo insoddisfatto.
Nel ricordo del mio limbo c'è lei
davanti allo schermo
che gioca a campo minato.
Fa attenzione ad ogni passo,
ognuno potrebbe essere quello sbagliato.
La sua vita è cosparsa di ansie,
lei s'impegna ad individuarle ed evitarle,
ma sa che non scompaiono,
e ogni tanto inciampa in qualcuna.

Ed io sola, quasi metafisica,
come di sabbia il mio spirito
disperso via dal vento,
ma di fuoco la mia anima che mai si arrende.

Di nuovo il sole mi fa compagnia.
Stavolta i suoi raggi scelgono mio padre,
con le sue parole ho la giusta forza
che dà speranza al mio futuro.

Ma ancora vuoi illudermi?
Dono è il tuo, o Sole,
o solo sprezzo e sdegno
per ciò che non ti somiglia?
Permettimi di essere come te,
permettimi di assomigliarti,
e potrei essere una delle tue creature più radiose.

09/09/14, CULLA MALEDETTA


Nel mio sonno affannoso, anche una casa in campagna può trasformarsi in incubo. Anche una casa conosciuta e amata.

Vado a trovare il signor G.
E c'è anche un altro, un certo Nonsochi.
Nel cortile due cani, non da caccia,
ma a caccia di uomini.
Pitbull, pitturati a macchie,
belli, assetati di sangue,
possibilmente umano.
Legati a catenacci, bavosi e urlanti,
smaniosi di avventarsi sulla nuova arrivata.


Il signor G. ha perso il suo sguardo di contadino.
Si apre ora ad un sorriso ambiguo,
luccicante di perversione,
sottostante a due occhi nero-maligni.

Entro nel cortile, ma terrorizzata da quella doppia ira bestiale, che sembra essere sul punto di liberarsi, chiedo se posso stare tranquilla. A risposta affermativa, la mia ansia si placa.
Saliamo in casa. Per un qualche sconosciuto motivo mi sdraio su un letto.

Qualcosa di strano è nell'aria,
un po' come il silenzio che precede la battaglia.
Sento già ciò che sta per succedere,
e la mia mente già pensa al perché si è fidata,
“non fidarti, non fidarti mai di nessuno”, mi ricorda.

Ecco la bestia delirante,
che incontro mi corre come in un rapsus.
E sopra a me, ora,
il suo muso, a qualche centimetro dalla mia faccia.
Maschera di follia,
tante lame aguzze e orbite cerchiate di inferno,
latrati di mostro
e poi nulla più ancora.

Solo un'immagine semiconscia mi galleggia in testa:
le mie mani maciullate,
l'espressione non più razionale,
che implora l'aiuto di un amico.

08/09/14, A PEZZI IL GREMBO MATERNO



Dimentico spesso la necessità di vomitare il mio vortice interiore.
Così lo sfogo in incubi.

Tempesta onnidistruttrice.
La osservo dalla finestra della camera,
di questo angusto rifugio che mi ha conosciuta ventiquattro anni fa.
Acqua non cade, 
ma fango e cenere.
Melma grigio-marrone che soffoca ogni cosa,
alberi che rantolano prima di essere sommersi dalle sabbie mobili.
Cielo furente, all'apice del suo folle delirio,
si contorce nella lotta contro se stesso,
nella dissociazione in due opposti che non si attraggono:
a ovest, il nero infernale si espande come una pestilenza.
Ma una luce, ad est...
Un sole che emana il candore della luna,
così vivo da chiamarmi 
("Io resisto, e urlo, e mi sacrifico per te...").
 I suoi raggi mi accecano,
lottano contro il mondo vestito a lutto.

Una pioggia scrosciante ora cade,
finalmente di acqua vergine,
e lava via lo sporco.

Ma anche lei si fa guerresca, surreale,
raffica mortalmente un lembo di terra,
e poi, spostandosi come la coda di un drago,
crepa il terreno,
dal quale escono rivoli di sangue violaceo,
che, come fiumi infernali,
si riversano sul mondo ormai a pezzi.